X Agosto
San Lorenzo, io lo so perchè tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perchè sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano invano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
I Sepolcri
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro? Ove più il Sole
per me alla terra non fecondi questa
bella d’erbe famiglia e d’animali,
e quando vaghe di lusinghe innanzi
a me non danzeran l’ore future,
nè da te, dolce amico, udrò più il verso
e la mesta armonia che lo governa,
nè più nel cor mi parlerà lo spirto
delle vergini Muse e dell’amore,
unico spirto a mia vita raminga,
qual fia ristoro a’ di perduti un sasso
che si distingua le mie dalle infinite
ossa che in terra e in mare semina morte?
Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve
tutte cose l’obblio nella sua notte;
e una forza operosa le affatica
di moto in moto; e l’uomo e le sue tombe
e l’estreme sembianze e le reliquie
della terra e del ciel traveste il tempo.
Ma perchè pria del tempo a sè mortale
invidierà l’illusion che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite?
Non vive più ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi? Celeste è questa
corrispondenza d’ amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
e di fiori odorata amica
le ceneri di molli ombre consoli.
Ricordi elementari :=)
Salvelox gente,
in questo periodo di iperlavoro (e meno male che sono appena ritornato dalle ferie),
il mio cervelletto ha ripreso a ricordare tutte, ma dico proprio tutte, le poesie che da piccolo ed imberbe bimbo, le maestre (elementari) e le professoresse (delle medie) mi costringevano ad imparare a memoria.
Quello che mi terrorizza è che, ancora adesso, le ricordo tutte quante (certo, ogni tanto mi alleno ripetendole, ma il concetto non cambia assolutamente
)
Direte voi, miei piccoli amici, fra il serio ed il faceto
”E mò ??!?!?!?!?!?”
Niente di particolare ;) Linko tutte le poesie che mi ricordo, così mi faccio tanto
tanto il figo ;)
Biribauuuuuuuuuuuuuuuu !!!!!
A Zacinto - Ugo Foscolo
In morte del fratello Giovanni – Giacomo Leopardi
La quercia caduta – Giovanni Pascoli
Meriggiare pallido e assorto - Eugenio Montale
I Sepolcri – Ugo Foscolo
X Agosto – Giovanni Pascoli
La quiete dopo la tempesta – Giacomo Leopardi
Il sabato del villaggio – Giacomo Leopardi
Meriggiare pallido e assorto
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
La quercia caduta
Dov’era l’ombra, or sè la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo: era pur grande!
Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: Or vedo: era pur buona!
Ognuno loda, ognuno taglia.
A sera ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.
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