DoK – Where Dreams Come From

C'è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi lo vede mezzo vuoto… Per me, l'acqua che manca, è traboccata fuori ;)

Il sabato del villaggio

La donzelletta vien dalla campagna,
In sul calar del sole,
Col suo fascio dell’erba; e reca in mano
Un mazzolin di rose e di viole,
Onde, siccome suole,
Ornare ella si appresta
Dimani, al dì di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
Su la scala a filar la vecchierella,
Incontro là dove si perde il giorno;
E novellando vien del suo buon tempo,
Quando ai dì della festa ella si ornava,
Ed ancor sana e snella
Solea danzar la sera intra di quei
Ch’ebbe compagni dell’età più bella
Già tutta l’aria imbruna,
Torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
Giù da’ colli e da’ tetti,
Al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
Della festa che viene;
Ed a quel suon diresti
Che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
Su la piazzuola in frotta,
E qua e là saltando,
Fanno un lieto romore:
E intanto riede alla sua parca mensa,
Fischiando, il zappatore,
E seco pensa al dì del suo riposo
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
E tutto l’altro tace,
Odi il martel picchiare, odi la sega
Del legnaiuol, che veglia
Nella chiusa bottega alla lucerna,
E s’affretta, e s’adopra
Di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia
Recheran l’ore, ed al travaglio usato
Ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
Cotesta età fiorita
È come un giorno d’allegrezza pieno,
Giorno chiaro, sereno,
Che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Un *must* assieme a “La quiete dopo la tempesta” !!!!
Ri-Enjoy :)

La quiete dopo la tempesta

Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,
Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il sereno
Rompe là da ponente, alla montagna;
Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.
Ogni cor si rallegra, in ogni lato
Risorge il romorio
Torna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminetta a còr dell’acqua
Della novella piova;
E l’erbaiuol rinnova
Di sentiero in sentiero
Il grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride
Per li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontano
Tintinnio di sonagli; il carro stride
Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Si rallegra ogni core.
Sì dolce, sì gradita
Quand’è, com’or, la vita?
Quando con tanto amore
L’uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?
Quando de’ mali suoi men si ricorda?
Piacer figlio d’affanno;
Gioia vana, ch’è frutto
Del passato timore, onde si scosse
E paventò la morte
Chi la vita abborria;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudàr le genti e palpitàr, vedendo
Mossi alle nostre offese
Folgori, nembi e vento.

O natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
E’ diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
Spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
Che per mostro e miracolo talvolta
Nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
Prole cara agli eterni! assai felice
Se respirar ti lice
D’alcun dolor: beata
Se te d’ogni dolor morte risana.

Bè, come poteva mancare una poesia così bella ?!?!?!
Da accoppiare con il “Sabato del villaggio”, per un pomeriggio Kulturale :)

Enjoy !!!

Kultura con la Kappa !!!

Ogni tanto vi capita di fermarvi per un attimino del vostro tempo e dedicarvi a pensare cosa mai sarebbe la vostra vita senza la poesia ??? Detto da uno che passa 35 ore al giorno davanti ad un monitor, ‘sta cosa suona alquanto strana ma, vi assicuro, non è così !!!!

Spesso mi capita di ricordare le poesie imparate a memoria durante le elementari (ebbene si !!!! qualcuna, ancora la ricordo) e, per quanto possano sembrare distanti dalla vita frenetica che ognuno di noi conduce, mi fanno uno strano effetto.

Un giorno qualcuno mi ha detto che nella vita non si finisce mai di imparare. Mai nessuno ha avuto ragione come quella persona. Nel (pochissimo) tempo libero a mia disposizione, mi trovo a leggere le cose più insensate (a volte mi faccio paura da solo), ad assistere a programmi televisivi alla “Rieducational Channel“, ma il bello sta proprio qua !!!!

Non bisogna mai smettere di imparare. Tutto quanto, qualsiasi cosa, non porre mai alcun limite alla sete di conoscienza…

…e poi ti puoi fare il figo facendo citazioni impegnate o recitando qualche passo poetico :)

Ricordi elementari :=)

Salvelox gente,

in questo periodo di iperlavoro (e meno male che sono appena ritornato dalle ferie),
il mio cervelletto ha ripreso a ricordare tutte, ma dico proprio tutte,  le poesie che da piccolo ed imberbe bimbo, le maestre (elementari) e le professoresse (delle medie) mi costringevano ad imparare a memoria.

Quello che mi terrorizza è che, ancora adesso, le ricordo tutte quante (certo, ogni tanto mi alleno ripetendole, ma il concetto non cambia assolutamente 😉 )

Direte voi, miei piccoli amici, fra il serio ed il faceto :)  “E mò ??!?!?!?!?!?”

Niente di particolare 😉 Linko tutte le poesie che mi ricordo, così mi faccio tanto
tanto il figo 😉

Biribauuuuuuuuuuuuuuuu !!!!!

A Zacinto – Ugo Foscolo
In morte del fratello Giovanni – Giacomo Leopardi
La quercia caduta – Giovanni Pascoli
Meriggiare pallido e assorto – Eugenio Montale
I Sepolcri – Ugo Foscolo
X Agosto – Giovanni Pascoli
La quiete dopo la tempesta – Giacomo Leopardi
Il sabato del villaggio – Giacomo Leopardi